Storia dell’Assenzio, la fata verde

Storia dell'Assenzio Assenzio

“L’Assenzio, come una poesia, favorisce l’amore”.
Oscar Wilde

Nel corso degli ultimi due secoli è stato oggetto di culto, Musa ispiratrice, argomento di discussione sia nei salotti intellettuali che nelle bettole più sordide. Ambivalente bevanda alcolica, soprannominata indistintamente Le péril ver (il pericolo verde) e La fée verte (la fata verde) con riferimento al colore della bevanda e all’atmosfera a volte pericolosa a volte “magica” in cui si perdevano le persone che lo consumavano.

Origini e storia

L’assenzio maggiore (Artemisia Absinthium), uno degli ingredienti base nella distillazione dell’assenzio insieme ad anice e finocchio, è stato da sempre considerato una pianta dalle virtù terapeutiche. Faceva parte dei rimedi terapeutici già dai tempi degli antichi egizi, è presente infatti in delle iscrizioni che risalgono al 1600 a.C. che lo consigliano come tonico, antidolorifico e rimedio alla febbre. Veniva utilizzato per aiutare la digestione e curare la dissenteria ed era considerato un ottimo antisettico. I filosofi e fisici greci come Pitagora ed Ippocrate, ne elogiavano le virtù e gli effetti benefici sulla salute, evidenziandone gli effetti afrodisiaci esaltandone la capacità di sollecitare la loro ispirazione ed incrementare la loro creatività.

L’assenzio distillato nasce intorno ai primi anni del 1700 in Svizzera, sotto forma di elisir che veniva usato per la cura di diverse malattie. La sua paternità è controversa. C’è chi l’attribuisce al dott. Pierre Ordinaire, un medico francese esiliato in Svizzera, e chi ad Henriette Henriod, chiamata “mamma Henriod”. Per dimostrare la maternità della ricetta Mamma Henriod affermava che la spinta a produrre l’elisir le fu data dall’enorme fascino che esercitavano su di lei le proprietà benefiche dell’Assenzio che coltivava nel suo orto insieme alle altre erbe che facevano parte della ricetta originale. Produceva così l’assenzio con l’aiuto di un piccolo alambicco che aveva nella sua cucina. Una produzione home made ante litteram. Visto che non era in grado di produrne grandi quantità, vendeva il suo prodotto in piccoli campioni solo alle famiglie e alle farmacie. Il sindaco Dubied, a cui non era sfuggito l’incremento della richiesta dell’elisir, ne comprò la ricetta ed insieme al futuro genero, Henri-Louis Pernod, fondò la distilleria “Dubied Pere et Fils” nel 1798. Dopo qualche anno, Henri-Louis decise di aprire la propria distilleria a Pontarlier, in Francia, e di chiamarla “Pernod Fils”. Da allora, il nome Pernod sarà sempre legato all’assenzio.

Con l’inizio della produzione d’assenzio nelle distillerie, si decise di modificare la ricetta originale per soddisfare le richieste dei numerosi clienti che non gradivano il suo sapore amaro. Per smorzarlo la nuova ricetta ridusse la quantità di assenzio maggiore aumentando la quantità di anice e finocchio. Nacque così l’ Absinthe.

Diffusione, declino e rinascita dell’Assenzio

La diffusione del distillato iniziò verso il 1830, in concomitanza con il trionfante ritorno in patria delle truppe francesi che avevano conquistato l’Algeria. Si era sparsa la voce che l’uso di questa bevanda disciolta nell’acqua avesse protetto i soldati dal tifo, dal colera, dalla dissenteria e perfino dalla malaria. Fu così che questa strana bevanda verde dal gusto amaro ed all’aroma di anice, diventò ben presto un vero e proprio rito sociale tanto che alla fine del ‘800, la sua fama raggiunse l’apice del successo: veniva consumata indistintamente dai ricchi borghesi, dagli artisti e dai proletari.
“Le péril vert” accompagnava la vita dei bohèmiens che solevano bazzicare il Café Momus descritto da Henry Murger ne “La vie de Bohème“. Il padre dei Poeti maledetti, Charles Baudelaire, lo cita spesso nei suoi “Fleurs du mal” ed uno dei maestri dell’impressionismo francese, Edouard Manet, lo ha immortalato in un quadro del 1876, intitolato appunto “Buveur d’absinthe” (“il bevitore di assenzio”). Anche Vincent Van Gogh ne faceva largo consumo. Si dice che le immagini distorte presenti nelle sue opere siano state in “ispirate” dallo stato alterato di coscienza in cui il grande pittore olandese cadeva, quando si abbandonava alla fée verte nascosta in fondo alla bottiglia di assenzio.

Il suo alto gradimento ed il suo costo accessibile anche alle classi più povere ne fecero la bevanda più richiesta e consumata tanto che le aziende vinicole registrarono gravi perdite nelle percentuali di vendita.

All’inizio del ventesimo secolo prese piede una campagna di informazione che aveva lo scopo di mettere in guardia sugli effetti negativi dell’assenzio. Cominciò a circolare la voce che l’assenzio, alla stregua di una droga, procurasse assuefazione e che nella sua ricetta venisse utilizzato l’oppio.

Le ragioni di questa decadenza sono essenzialmente tre: la grande risonanza che riuscì ad avere il movimento sociale nato per combattere l’alcolismo e che attraversò tutta l’Europa nei primi del Novecento; la divulgazione di studi scientifici che affermarono che il tujone, olio essenziale della pianta di arthemisia, era una sostanza tossica capace di provocare convulsioni e morte negli animali da laboratorio; la pressione esercitata dai produttori di vino francesi preoccupati dalla crescente popolarità dell’assenzio.

A queste ragioni si aggiunse un evento luttuoso accaduto nel 1905: in un cantone svizzero, un contadino di 31 anni dopo aver abusato di alcol in grande quantità, tra cui due bicchieri di assenzio, tornò a casa ed uccise a colpi di fucile la moglie e le due bambine. Sfruttando questo triste fatto di cronaca, gli avversari dell’assenzio diedero grande risalto ai 2 bicchieri di assenzio consumati dal contadino utilizzandoli come prova del potere allucinogeno della bevanda.

Da allora l’assenzio è diventata una bevanda illegale fino al 1988, anno in cui una direttiva del consiglio europeo ne ha concesso nuovamente il libero commercio.

In Italia il divieto fascista del 1931 alla distribuzione ed al consumo dell’Assenzio è stato sanato solo nel 1992.

Come si ottiene e come si beve l’Assenzio

L’assenzio è una bevanda ad alta gradazione alcolica. Fermo restando che ogni produttore ha una sua ricetta segreta che può contare fino a 15 erbe, le erbe che non possono mai mancare sono l’arthemisia absinthium, una pianta che nasce rigogliosa nelle zone alpine e lungo i fiumi, e l’anice, responsabile dell’aroma fresco e pungente.

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Assenzio, anice e altre erbe, come menta, finocchio, melissa, issopo e angelica, vengono messe a macerare in alcool per un paio di settimane e al termine della macerazione si procede con la distillazione con un alambicco in rame o in acciaio. Si ottiene così un liquido trasparente che viene colorato con l’ausilio delle erbe e zuccherato fino ad ottenere un liquore sciropposo che può avere le tonalità della clorofilla, dal giallo tenue al verde smeraldo.

Degustare l’assenzio è un vero e proprio rituale. Esistono due modi di bere l’assenzio: quello francese e quello boemo.

Il metodo francese consiste nel versare il liquore in un bicchiere, dove viene appoggiato un cucchino traforato, sul quale si appoggia una zolletta di zucchero. Sulla zolletta si versa dell’acqua gelata a filo.

Nei locali dove si beve assenzio (absintherie), infatti, al centro del tavolo c’è sempre una fontanella con dei piccoli rubinetti da cui si può attingere l’acqua fredda che scorre a filo. L’azione dell’acqua scioglie lo zucchero che defluisce nell’assenzio creando l’effetto louche: il liquore assume un colore lattiginoso. Sciolto lo zucchero si libera il bicchiere dal cucchiaino e si mescola la bevanda aggiungendo, a piacere, del ghiaccio. Il corretto grado di diluizione prevede che l’acqua versata debba essere tre volte la quantità di liquore.

Il metodo boemo si diffuse nel XX secolo e nacque principalmente per stupire ed attirare i turisti. Prevede infatti l’incendio della zolletta di zucchero imbevuta di assenzio. Prima che lo zucchero diventi caramello, si versa sulla zolletta infuocata l’acqua fredda, si toglie il cucchiaino dal bicchiere, si mescola e si beve.

In Italia, attraverso i nostri viaggi, abbiamo scoperto un coltivatore e distillatore di assenzio, Mistico Speziale, scoprite la sua storia ed i suoi prodotti

Autore: Foodscovery

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