Storia del riso

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Il riso è il chicco presente nel frutto di una pianta erbacea della famiglia delle graminacee. Il frutto di questa pianta è una cariosside, termine con cui si definisce un frutto che non si apre naturalmente. Il riso nasce quindi vestito (risone) e per essere consumato deve essere pulito dal suo rivestimento (glumelle). La forma della cariosside è quella che serve a classificare il riso. Uno dei parametri principiali per la classificazione è il rapporto lunghezza /larghezza dei chicchi.

Nel mondo sono due le tipologie di riso che vengono prodotte, la Oryza Sativa, di origine asiatica che è la più diffusa e viene coltivata nel 95% della superficie mondiale di riso, e la Oryza Glaberrina, di origine africana, le cui coltivazioni sono in continuo regresso. Negli ultimi anni si sono intensificate le ricerche per stabilire dove possa essere nato il riso e quali siano state le modalità della sua diffusione dall’Asia al resto del mondo. Grazie a questi studi è stato possibile stabilire che già 15.000 anni fa il riso selvatico costituiva un’importante fonte di cibo per le popolazioni preistoriche di alcune regioni della Thailandia, del Vietnam, della Corea, della Cina e di alcune isole del sud-est asiatico. Tra le teorie più diffuse circa l’origine del cereale, la più valida resta quella che ritiene che il riso possa essere nato sulle pendici dell’Himalaya circa 15.000 anni fa.

In Cina il riso viene coltivato da circa 7.000 anni mentre in Italia le prime colture di riso sono comparse intorno al ‘400, nelle zone umide e lungo i torrenti dell’Appennino toscano. Successivamente la coltivazione intensiva del “tesoro delle paludi”, così chiamato perché la pianta del riso per crescere necessita di terreni paludosi, si è diffuso nella Pianura Padana e nel vercellese. In queste terre, Lodovico il Moro e suo fratello Galeazzo Sforza diedero vita alle prime risaie, al tempo chiamate “mare a quadretti”, sfruttando le abbondanti acque provenienti dalle frequenti inondazioni del Po.

La diffusione del riso dall’Asia al resto del mondo

Da recenti studi è emerso che le prime zone in cui il riso è stato coltivato in modo intensivo sono la Cina orientale ed il Nord della Thailandia. Dalla Cina, la coltivazione di riso si è diffusa all’India. Le prime tracce di coltivazione di questo cereale nelle acquitrinose regioni del Gange risalgono a 3000 anni fa. Intorno al IV secolo a.C, il cereale veniva coltivato in medio oriente e precisamente nella mezzaluna fertile, la Mesopotamia, dove divenne ben preso parte integrante della dieta alimentare locale. Senza dubbio i primi ad introdurre il riso in occidente furono i Greci. Il primo storico a tracciare un profilo del riso è Teofrasto (371 – 287 a.C.), un contemporaneo di Alessandro Magno, che nel suo libro “Storie delle piante” parla di questo cereale che è capace di crescere nell’acqua ed è particolarmente adatto a rispondere ai bisogni alimentari dei popoli asiatici. Certo è che il riso entra nella cultura occidentale come alimento orientale costoso, e quindi utilizzabile con parsimonia, per fare infusi contro il mal di pancia o come ingrediente per i dolci. Ruolo che viene assegnato al cereale almeno fino all’alto Medio Evo.
Introdotto dagli Arabi in Spagna durante la loro campagna di conquista nel XIII secolo, il cereale conobbe la sua prima diffusione in Europa come prodotto alimentare indispensabile solo tra il XIV ed XV secolo, durante il periodo delle grandi carestie. Il riso rispondeva perfettamente alla duplice necessità di poter disporre subito e con il minimo sforzo di grosse quantità di un alimento sostanzioso che potesse salvare dalla fame il popolo stremato. Alcuni storici ritengono che proprio il fatto che il cereale fosse stato utilizzato come cibo per sfamare il popolo, abbia finito per conferirgli l’immagine di “cibo dei poveri”, cosa che ne ritardò l’utilizzo nelle cucine delle corti almeno fino al 1700.

Miti e leggende sul riso

Il riso è da millenni un alimento fondamentale per le civiltà asiatiche che, intorno ad esso, hanno creato leggende che lo descrivono come un dono delle potenze soprannaturali.
Tra queste una delle più note è quella che vede come protagonisti Shiva e Retna, due divinità indiane.
Il dio Shiva era così innamorato di una vergine chiamata Retna Dumilla (che tradotto vuol dire Gioiello Splendente) che le chiese di unirsi a lui in matrimonio. La giovane vergine lusingata dall’insistenza del Dio, decise di accontentarlo e chiese come dono di nozze un cibo che si potesse mangiare tutti i giorni senza che il suo gusto potesse mai stancare. Shiva decise di accontentare la sua futura sposa e provò, per lungo tempo, a creare questo alimento senza tuttavia riuscirci. Stanco degli insuccessi Shiva costrinse Retna alle nozze ma la giovane sposa morì di lì a poco per il dispiacere. Dopo 40 giorni dalla sua morte, sulla sua tomba spuntarono delle piante di una specie mai vista prima cui fu dato il nome di riso (pari in indiano) e che produsse frutti che, mangiati tutti i giorni, non stancarono e non stancheranno mai il palato.
Ancora oggi, nella cultura popolare di molti paesi asiatici il riso si ritiene sia la base della sussistenza umana. In Madagascar questo alimento è così importante che il riso è l’unità di misura utilizzata per scandire le ore della giornata. Sembra infatti che in quest’isola, per indicare una misura temporale di 30 minuti si dica “il tempo necessario per cuocere il riso”! Ancora in Madagascar, si narra che quando la tribù dei Malgasci vennero in contatto con gli europei per la prima volta, di fronte alle offerte in monete dei mercanti occidentali risposero dando ad ogni moneta un valore equivalente in riso.

Il riso oggi

Il riso è la base dell’alimentazione della maggior parte dei Paesi orientali ed in Asia viene prodotto circa il 90% dell’intera produzione mondiale del cereale. L’Italia segue al 26esimo posto nella classifica mondiale ma al primo nella classifica europea. La sempre maggiore importanza che la produzione del riso ha avuto in Italia negli ultimi secoli, ha portato all’istituzione nel 1931 dell’Ente Nazionale Risi, nato per tutelare le diverse varietà di riso prodotte nel nostro Paese, a tutela delle diverse varietà prodotte nel nostro Paese. In base alle dimensioni del chicco, i risi di produzione italiana sono stati suddivisi in quattro tipologie: Fino, Semifino, Superfino e Comune. L’Ente è impegnato in prima istanza ad impedire che le diverse tipologie di riso perdano le loro caratteristiche originarie mescolandosi tra loro. La sua attività è particolarmente incentrata alla tutela dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) come nel caso del Semifino Vialone Nano veronese che è la prima qualità di riso in Europa ad aver ricevuto il riconoscimento IGP nel 1996.

Autore: Foodscovery

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