Scandali alimentari degli ultimi anni

Foodscandals

L’uomo è ciò che mangia […] l’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore”.
Ludwig Feuerbach (Landshut, 28 luglio 1804 – Rechenberg, 13 settembre 1872)

Alla luce degli scandali alimentari scoppiati negli ultimi anni, il pensiero del filosofo tedesco suona quasi come un monito. In un mondo dove la produzione di cibo che raggiunge le tavole dei consumatori segue, come una legge, quella del profitto, l’interrogativo su “cosa siamo oggi in virtù di quello che mangiamo” diventa d’obbligo e gli scenari che apre sono più che mai pericolosamente incerti.
La maggior parte delle frodi alimentari degli ultimi anni, colpiscono il settore delle farine (pane e pasta) ma è il settore zootecnico quello su cui sono puntati i riflettori di tutto il mondo, essendo la carne ed i derivati animali (latte, uova, formaggi) i prodotti più consumati soprattutto nel mondo occidentale.

Il tema della sicurezza alimentare è sempre più critico in un mondo dove la produzione di cibo segue logiche intensive. Di seguito alcuni degli scnadali alimentari che ci hanno colpito negli ultimi anni:

L’ultimo, in ordine di tempo (2013) è stato lo scandalo dei prodotti a base di carne macinata dove, contrariamente a quando dichiarato in etichetta, la carne di manzo veniva addizionata con carne di equino non tracciata.Tuttavia negli ultimi 16 anni sono stati svariati gli scandali alimentari che hanno coinvolto il settore animale a cominciare dallo scandalo della mucca pazza e dell’influenza aviaria, che, da soli, hanno provocato perdite economiche di circa 2,5 miliardi di euro tra oneri sostenuti per intensificare i controlli alimentari, valore dei prodotti distrutti e calo dei consumi. Ma vediamoli quali sono stati quelli più importanti a cominciare dall’inizio del secolo.

2000/2001. Scandalo della mucca pazza

I primi casi di encefalopatia spongiforme (o BSE) vennero annunciati nel Regno Unito tra il 2000 ed il 2001, dove diversi capi bovini, alimentati con farine prodotte con carcasse di animali infetti, avevano contratto questa malattia neurologica degenerativa che procurava loro forti stati di ansia che potevano trasformarsi in eccessiva aggressività (da qui termine “mucca pazza”) ed in alcuni casi anche la morte. Fu accertato che la malattia poteva trasmettersi anche all’uomo che, consumando carne infetta, rischiava di contrarre una variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD), un male incurabile.
L’allarme si diffuse presto in tutta Europa, dove le farine animali vennero messe al bando e con loro anche molti tagli di carne bovina. Le vittime accertate di CJD furono in tutto 41 di cui 40 in Inghilterra e 1 in Francia.
L’unica conseguenza positiva fu che da allora l’Italia ha istituito l’anagrafe bovina e l’etichettatura delle carne bovina, per consentire al consumatore di verificarne la provenienza.

2003. Influenza aviaria

Nel 2003 viene accertato che un ceppo del virus dell’influenza aviaria, l’H5N1, notoriamente veicolata dai volatili, può essere trasmesso all’uomo se mangia carne infetta. I primi casi di aviaria trasmessa all’uomo si verificarono nel Sudest asiatico ma la malattia conobbe da subito una rapida diffusione che dall’Asia la portò in Europa, Italia compresa. I sintomi per gli esseri umani sono quelli di una forte influenza che, nei casi più gravi, può portare anche alla morte. Il rischio di una pandemia si è dimostrato concreto quando si è scoperto che l’H5N1 oltre a diffondersi rapidamente era in grado di attaccare, oltre agli uccelli e gli uomini, anche maiali, gatti e topi. In Italia l’impatto dell’aviaria è stato bassissimo, ma l’allarme ha comunque determinato un crollo verticale dei consumi di pollo, tacchino e galline.
Anche in questo caso, l’unica nota positiva di questo scandalo è stata l’introduzione in Italia, nel 2005, dell’etichettatura obbligatoria del pollame nazionale che ricostruisce tutta la storia dell’animale, dall’allevamento alla distribuzione.

2008 e 2011. Carne alla Diossina

Nel 2008 lo scandalo ha coinvolto i suini. Alcuni animali allevati in Irlanda presentavano tracce di diossina – una sostanza cancerogena – superiori anche di 100 volte i limiti massimi consentiti all’interno dell’Unione Europea. Le autorità irlandesi ritirano tutta la carne suina prodotta sull’isola e l’allarme si estese in tutta Europa.
Nel 2011, in Germania, si verificano ancora casi di carne con livelli di diossina superiore al limite imposto dalla UE. Oltre alla carne di suino furono riscontrate contaminazioni della sostanza cancerogena anche nella carne di tacchini e polli, nonché nelle loro uova. In entrambi i casi (Irlanda e Germania) fu accertato che la diossina provenisse da mangimi contaminati ma il caso della Germania destò particolare scalpore in quanto emerse che, nella produzione di mangime, venivano utilizzati oli prodotti da una fabbrica di bio-diesel.

2009. Febbre suina

La carne di suino viene coinvolta in un nuovo scandalo nel 2009 quando 20 persone, in Messico, muoiono a causa di una forte influenza (un sottotipo dell’influenza A). A differenza di quanto successo in precedenza, il contagio non avveniva attraverso il consumo di carne infetta ma per via aerea, pertanto la semplice cottura della carne bastava ad uccidere il virus. Come misura di emergenza in Messico vennero sospese per un periodo di tempo tutte le attività pubbliche per limitare il contagio ma il virus AH1N1 si diffuse presto in tutto il Continente Americano arrivando anche in Italia dove la percentuale di decessi però fu bassissima, inferiore persino alla normale influenza.
Bisognerà attendere l’aprile del 2015 perché sulle etichette delle carni di maiale, di cavallo e di pecora e capra (eccetto eventuali DOP o IGP) venga indicata l’origine dell’animale dando finalmente seguito al regolamento UE n. 1169/2011.

2010. Mozzarella blu

2 i casi in Italia: uno a Trento l’altro a Torino. Il batterio che procura la colorazione blu della mozzarella è lo Pseudomonas Fluorescens che non ha effetti nocivi sull’uomo ma che comunque spinge a riflessioni inquietanti sulle condizioni igieniche con cui vengono prodotti gli alimenti. Il batterio, infatti, trova accesso alla filiera o attraverso le acque di raffreddamento o a causa dei locali non sterilizzati.

2013. Carne di cavallo non tracciata

Nell’inverno del 2013 un nuovo scandalo investe l’industria alimentare che produce pasta ripiena di carne macinata. Nel ripieno, infatti, vengono ritrovate trovate tracce di carne di cavallo contrariamente a quanto riportato in etichetta dove veniva pubblicizzato l’utilizzo di carne di manzo al 100%. Questo ulteriore scandalo ha contribuito ad alimentare nei consumatori il dubbio sui pericoli per la salute dell’uomo derivanti dal consumo di carne non tracciata soprattutto quando è cominciato a circolare il sospetto che i cavalli macellati provenissero dal mondo delle corse che, nel corso della loro carriera, assumono massicce dosi di medicinali antiinfiammatori. Non a caso questi animali non possono entrare in alcun modo nel circuito alimentare.

Secondo la Coldiretti «Il ritardo dell’Ue nell’adottare misure di trasparenza nelle informazioni al consumatore, come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime usate, ha favorito il moltiplicarsi degli allarmi a tavola provenienti dalle diverse parti del mondo».

A fronte di quanto appena esposto appare chiara la necessità di modificare le nostre abitudini in tema di spesa alimentare. Dovremmo imparare, ad esempio, preferire cibi freschi, a prestare la massima attenzione alle etichette, a rivolgerci a rivenditori conosciuti o dalla riconosciuta attendibilità.
Piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini che potrebbero costituire il primo importante passo verso un consumo più consapevole, che abbia a cuore innanzitutto la nostra salute e quella della nostra famiglia.

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Autore: Foodscovery

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