Olio EVO: le cultivar autoctone della Toscana e le migliori aziende produttrici

Ogni olio evo è legato al proprio territorio e ne esprime le caratteristiche, così gli oli toscani parlano delle particolarità della propria terra attraverso le proprie proprietà organolettiche. In Toscana sono state identificate più di cento cultivar autoctone originarie nelle tre aree a più elevata vocazione olivicola della regione che sono la fascia litoranea, la collina interna e la Maremma grossetana.

Le cultivar più diffuse in questi territori sono il Frantoio, caratterizzato da una precoce messa a frutto e da una produttività costante ed elevata, il Leccino e il Moraiolo, dalla pianta piccola e frutti tondeggianti e polposi di medie dimensioni.

Grazie alla loro produttività ed adattabilità queste cultivar hanno trovato larga diffusione anche nel resto del territorio italiano.

Affianco a questi olivi, ci sono poi delle interessanti varietà diffuse più a livello locale come il Punteruolo in Versilia, il Razzo in provincia di Pisa, la Seggianese dall’Amiata a Montalcino e la Caninese nel sud della Maremma.
A seconda della posizione geografica, delle condizioni climatiche, dell’esposizione al sole e della composizione dei terreni in cui trovano ospitalità gli olivi, gli oli extra-vergine toscani risultano estremamente diversi fra loro.

Particolarmente apprezzati dal mercato italiano e mondiale, questi olio offrono quindi una vasta gamma aromatica, che spazia dal fruttato al vegetale, dal dolce al piccante ed all’amarognolo.

Di seguito un piccolo approfondimento relativo alle origini ed alle caratteristiche delle cultivar toscane maggiormente diffuse:

Frantoio: originaria della Toscana, questa cultivar si è diffusa in tutta Italia ed in quasi tutte le zone olivicole del mondo, grazie alla sua elevata e costante produttività ma soprattutto alla riconosciuta qualità del suo olio extra-vergine che è fruttato, delicato e leggermente aromatico.

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Olivastra Seggianese: la cultivar “Olivastra Seggianese” è una pianta resistente alle basse temperature invernali che ne ha consentito la coltivazione nell’area pedemontana del Monte Amiata, antico vulcano spento, ad un’altezza compresa tra i 450 e i 650 mt s.l.m.. Le piante sono di grandi dimensioni, con chiome imponenti, caratterizzate da elevato vigore vegetativo ancora oggi coltivate in modo tradizionale, con oliva piccola e nocciolo grande, ma caratterizzata da una elevata resa in olio.

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Leccino: l’origine di questa pianta sembra sia da identificarsi nel territorio della provincia fiorentina e pistoiese. Grazie alla sua tolleranza alle avversità climatiche come il freddo, la nebbia ed il vento, ed ad alcune patologie tipiche degli olivi (rogna, cicloconio e carie), questa cultivar ha conosciuto una grande diffusione in tutto il territorio italiano e mondiale. È una pianta a duplice attitudine pertanto i suoi frutti sono utilizzati per il consumo da tavola e per la produzione di olio.

Moraiolo: originaria della Toscana, questa cultivar ha conosciuto una notevole diffusione in tutti i Paesi affacciati sul bacino del Mediterraneo grazie alla sua rusticità ed alla sua resistenza alle basse temperature. Il suo olio è di ottima qualità e presenta un aroma fruttato ed armonico ed è molto apprezzato soprattutto per l’alto contenuto di squalene, una sostanza organica molto diffusa in natura e particolarmente abbondante nel fegato di squalo, da cui il nome. Nel corpo umano, lo squalene è uno dei più importanti costituenti del sebo, una sostanza oleosa che mantiene idratato lo strato più superficiale dell’epidermide che rallentando l’evaporazione dell’acqua ne contrasta i segni dell’invecchiamento cutaneo.

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