Mao Tse Tung e la sterminazione dei passeri

mao tze tung

Tra il 1958 ed il 1960 Mao Tse Tung si fece promotore di una riforma economica passata alla storia come Grande Balzo in avanti, un piano di sviluppo quinquennale che aveva l’obiettivo di rendere la Cina la più potente delle economie mondiali puntando sulla nascita di un’industria rurale a base collettiva. Per attuarlo Mao impose una riforma che prevedeva l’abolizione della proprietà privata dei campi e obbligava i contadini a riunirsi in comuni agricole popolari.

In questo piano innestò una serie di campagne di Igiene denominate Campagne di eliminazione dei quattro flagelli volte ad eliminare radicalmente dalle campagne cinesi quegli animali infestanti identificati come nocivi e antigienici deterrenti per lo sviluppo dell’economia agricola. Nella classificazione dei 4 flagelli rientrarono i ratti, le zanzare, le mosche ed i passeri.

La prima di queste 4 campagne fu la grande Campagna anti passero che, lungi dall’essere un animale infestante come gli altri tre della lista, era colpevole del fatto di cibarsi impunemente dei semi delle colture di riso e di cereali, sottraendo una parte dei raccolti al fabbisogno della popolazione.

I contadini assoldati in questa campagna, risposero prontamente al piano di Mao, mobilitandosi in massa e adottando tutti i mezzi a loro disposizione per spaventare ed uccidere i passeri: andarono a caccia dei nidi, distrussero le uova, uccisero i pulcini. Si stima che in Cina tra il 1958 ed il 1960 furono abbattuti tra gli otto ed i dieci milioni di esemplari.

Sulle prime, questi numeri sconcertanti, che di fatto decretarono il successo dell’operazione, furono accolti con grande soddisfazione ed orgoglio da Mao e dall’alta schiera dei funzionari cinesi. Ma le drammatiche conseguenze di questa politica non tardarono a farsi sentire. Nel giro di pochi anni, infatti, lo sterminio del loro più importante predatore, vide aumentare vertiginosamente il numero di insetti nei campi, compresi quelli dannosi per le colture come le cavallette, fatto che il ché gravò pesantemente sulla produzione dei raccolti che anziché aumentare, diminuirono drasticamente.
Nel 1960 il governo cinese cercò di correre ai ripari: rettificò la lista dei flagelli sostituendo i passeri con le cimici da letto , e cominciò ad importare i passeri dall’Unione Sovietica. Ma l’equilibrio ecologico era stato intaccato e le conseguenze furono inarrestabili. Nel giro di poco tempo, infatti, la Cina fu colpita da una grande carestia, durante la quale 30 milioni di cinesi morirono di fame e stenti ed il Grande Balzo in avanti è passato alla storia come uno dei peggiori disastri di politica economica di tutta la civiltà umana.

La riflessione che questa triste pagina di storia ci impone è che l’equilibrio naturale che regola la biodiversità è un sistema di interconnessioni troppo complesse e delicate perché l’uomo possa intervenirvi senza arrecare danni.

Salvaguardare questo equilibrio significa non solo rispettare la natura ma garantire la nostra stessa sopravvivenza.

passero

Autore: Foodscovery

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