Lo scandalo dello spreco di cibo – quanto e come sprechiamo

spreco cibo

 

Quanto cibo sprechiamo?

Per spreco alimentare si intende generalmente quella parte di cibo che viene acquistata ma non consumata e che, quindi, finisce nella spazzatura.
Tuttavia non esiste una definizione univoca di spreco alimentare perché, durante tutta la catena agroalimentare, si presentano casi di spreco di prodotti destinati all’alimentazione riconducibili ad altre motivazioni.


Lo spreco alientare in cifre: situazione globale

In un mondo in cui si parla di incrementare la produzione alimentare del 60-70% per nutrire una popolazione destinata a crescere sempre di più uno dei paradossi più preoccupanti è costituito dallo spreco del cibo prodotto a livello globale.

Secondo un recente studio condotto dalla FAO, tra l’agosto del 2010 ed il gennaio del 2011, intitolato Global Food Losses and Food Waste, ogni anno, nel mondo, vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo di cui l’80% ancora consumabile.

Di questo miliardo, 222 milioni sono le tonnellate di cibo che vengono sprecate nei Paesi industrializzati: una cifra che, da sola, sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Subsahariana.

Uno spreco inaccettabile soprattutto se si considera che nel mondo milioni di persone soffrono la fame e che tutto il cibo sprecato basterebbe a sfamare circa 2 miliardi di persone al mondo.

 

Lo spreco alimentare in Europa

In Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno. Il triste primato dello spreco è rappresentato dall’Olanda con 579 Kg pro-capite l’anno, mentre il Paese più virtuoso risulta essere la Grecia con i suoi 44Kg pro-capite l’anno.

 

E l’Italia?

Con i suoi 149 kg pro-capite l’anno, l’Italia si piazza circa a metà strada tra i due esempi appena citati, complice la crisi economica globale che sembra aver ridotto lo spreco alimentare addirittura del 57% spingendo gli italiani ad approcciare alla spesa in modo più razionale ed oculato.

L’Osservatorio sugli sprechi ha rilevato che tra i prodotti più sprecati a livello domestico in Italia, si trovano i prodotti ortofrutticoli (17%), pesce (15%), pasta e pane (28%) uova (29%) carne (30%) e latticini (32%). Tradotto in termini di costi abbiamo una perdita di circa 450 euro l’anno a famiglia. Secondo il Barilla Center for Food and Nutrition, ogni anno finiscono nella spazzatura dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari per un valore di circa 37 miliardi di euro.

Secondo la Coldiretti la totalità del cibo che finisce nella pattumiera servirebbe a sfamare 44 milioni di persone.

 

Perché si spreca così tanto cibo?

Come anticipato nell’introduzione, le perdite e gli sprechi di cibo avvengono a diversi livelli della catena di approvvigionamento alimentare, in particolare sono state individuate le tre fasi di questa filiera in cui si verificano gli sprechi maggiori:

  1. Fase produttiva
  2. Fase distributiva
  3. Fase del consumo

 

Fase produttiva e prima trasformazione: con “fase produttiva” ci si riferisce a quanto avviene a monte della filiera agroalimentare, ovvero durante la coltivazione o l’allevamento, la raccolta e il trattamento della materia prima.
In questa fase lo spreco maggiore avviene innanzitutto a causa delle scarse competenze nella gestione dei terreni agricoli, della mancanza di infrastrutture elettriche e idriche adeguate, di problemi di stoccaggio e trasporto delle merci. Questo scenario descrive principalmente le cause dello spreco dei Paesi in via di sviluppo dove

  • il 40% dello spreco avviene nella fase della raccolta quando la maggior parte dei prodotti resta a marcire nei campi;
  • del 60% dei prodotti raccolti una parte viene presa durante l’immagazzinamento (il cibo viene conservato in luoghi non adatti e viene attaccato da roditori o altri animali), un’altra parte viene sciupata nella fase del trasporto che spesso avviene su mezzi sgangherati che percorrono strade impraticabili.

Superfluo sottolineare come in questi Paesi lo spreco domestico sia quello più contenuto data la scarsa disponibilità di reddito delle famiglie.

Fase di distribuzione: in questa fase gli sprechi più consistenti avvengono principalmente durante la trasformazione industriale dove, a causa di pratiche di marketing non appropriate vengono scartati i prodotti che esteticamente potrebbero non incontrare il gradimento del consumatore.

In questa fase rientrano gli sprechi dovuti alla errata distribuzione o alle produzioni in eccedenza che determinano il cosiddetto “invenduto”.

Fase del consumo (ristorazione e consumo domestico): in questa fase avvengono gli sprechi più consistenti principalmente nei Paesi ricchi, dove il problema si concentra alla fine della catena del cibo.

Tra le principali cause dello spreco troviamo:

  • le cattive abitudini di spesa di milioni di persone;
  • l’inosservanza delle indicazioni poste in etichetta sulla corretta modalità di conservazione degli alimenti;
  • le date di scadenza troppo rigide;
  • la tendenza a servire porzioni di cibo troppo abbondanti;
  • le promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario.

 

Le possibili soluzioni


Nel mondo esistono numerose organizzazioni e iniziative di intervento mirate alla riduzione e/o al recupero dei prodotti alimentari non più vendibili ma ancora commestibili.
Nei Paesi in via di sviluppo gli interventi riguardano soprattutto la fase produttiva. Qui gli interventi delle Organizzazioni non governative (ONG) o degli stessi Governi (caso dell’India) sono volti principalmente a migliorare la tecniche di raccolta attraverso una formazione professionale adeguata dei contadini, ed a promuovere la costruzione di impianti di stoccaggio e catene di raffreddamento in grado di garantire un’adeguata conservazione dei prodotti. Nei paesi industrializzati invece, soluzioni simili risulterebbero inefficaci senza una corretta educazione del consumatore volta a modificare i suoi comportamenti errati che costituiscono la causa principale dello spreco alimentare.

 

Iniziative di raccolta e riciclo del cibo

Numerose sono le campagne di recupero e riciclo del cibo da parte di ONG e di organizzazioni spontanee di cittadini ma, in questa realtà, combattere lo spreco alla radice è possibile solo restituendo valore al cibo e a chi lo produce.
Nel nostro piccolo, perciò, possiamo contribuire a ridurre gli sprechi compiendo piccole azioni quotidiane come:

  • fare la lista della spesa e comprare solo quanto necessario;
  • comprare se possibile da produttori locali;
  • scegliere prodotti di stagione;
  • usare meno prodotti trasformati;
  • imparare l’arte della cucina di recupero, utilizzando avanzi e scarti;
  • non servire porzioni eccessive.

È importante ricordare a questo proposito che un cibo sprecato non solo diventa inutile ma è anche dannoso per l’ambiente. Insieme al cibo dobbiamo considerare che vengono sprecati anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti che sono stati necessari per produrlo.
Ridurre lo spreco significa anche contribuire a salvaguardare la nostra Terra.

Autore: Foodscovery

Foodscovery è il mercato online che permette a chiunque di poter ordinare tesori dell’enogastronomia direttamente dai piccoli produttori custodi delle tradizioni locali.

Il progetto Foodheroes nasce dalla community di piccoli produttori, ristoratori, consumatori consapevoli e tutti coloro i quali condividono i nostri valori e che ogni giorno sono attivi per preservare la sostenibilità del mondo agroalimentare locale.

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