Come lavare l’insalata? È più pulita quella sfusa o quella in busta?

insalata

Salutare, fresca, versatile, l’insalata è il piatto perfetto per chi tiene alla propria salute e vuole mantenere la linea in quanto fornisce un buon apporto di vitamine e sali minerali ed ha un bassissimo contenuto calorico.
Ottimo alimento che però necessita di tanto tempo ed attenzione per essere mondata e lavata nel modo giusto prima di poter essere mangiata.
Capita quindi sempre più spesso che, complici i ritmi di vita sempre più frenetici , ci troviamo davanti al dubbio amletico che ci assale al momento in cui, al banco del supermercato, dobbiamo scegliere tra il prodotto sfuso (quindi da mondare e da lavare) o quello della cosiddetta IV gamma, ovvero l’insalata in busta, già lavata e pronta per essere condita e gustata.

I dubbi riguardano principalmente l’effettiva qualità e pulizia del prodotto: sarà davvero “pronto” per essere condito o necessita di ulteriore lavaggio? Senza contare il maggior prezzo: 80 g di prodotto imbustato costano circa il 50% in più rispetto alla stessa quantità di prodotto sfuso.
Tuttavia, come afferma Guido Conforti, rappresentate del settore nell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA), “chi compra la IV gamma lo fa per il servizio, non per il prezzo”.

A fugare i legittimi dubbi dei consumatori interviene uno studio condotto dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie che, considerato che nel 2015 almeno una busta di verdura fresca già pronta è finita nel carrello della spesa dell’80% delle famiglie italiane, ha messo a confronto 207 lotti di insalata, 52 di prima gamma (quella fresca che si trova nel reparto ortofrutta), e 155 di IV gamma (cioè confezionata e pronta al consumo), valutando l’efficacia dei metodi di lavaggio sia domestico che industriale.

Il dato più confortante emerso dalla ricerca è che l’insalata in busta è un prodotto generalmente sicuro ed effettivamente fresco se conservato correttamente e consumato entro la data di scadenza in etichetta. Inoltre, a tutela della freschezza, dell’igiene e della qualità del prodotto è entrata in vigore, dal 13 agosto 2015, la legge 77/2011 che obbliga tutti i produttori e la distribuzione a rispettare la catena del freddo, mantenendo una temperatura uniforme e sotto gli 8° lungo tutto il percorso che va dalla raccolta al confezionamento, dal trasporto ai banchi refrigerati dei punti vendita.

Sui prodotti ispezionati dagli studiosi dell’Istituto Zooprofilattico, solo 4 sono risultati positivi. Di questi prodotti, due appartenevano alla IV gamma. I ricercatori tuttavia avvertono che questo tipo di riscontro non deve allarmare in quanto i microrganismi patogeni, anche se presenti, devono raggiungere una certa quantità per causare una infezione dannosa per l’uomo e, nella breve vita commerciale dei vegetali di IV gamma (5-7 giorni), difficilmente può essere raggiunto il livello critico.

Come laviamo l’insalata in casa e come viene lavata l’insalata in busta?
Una cosa è certa: lavare l’insalata è l’unico modo con cui è possibile decontaminarla da agenti patogeni pertanto è fondamentale lavarla bene.
Il metodo di lavaggio più utilizzato dai consumatori intervistati ai fini dello studio è l’acqua (50%). Il 24 % utilizza il bicarbonato di sodio, un altro 24% si serve di disinfettanti a base di cloro mentre l’1% utilizza l’aceto ed il restate 1% il sale da cucina.
In generale i consumatori effettuano 3 o più lavaggi e solo il 5% degli intervistati ha dichiarato di effettuare un unico lavaggio.
L’insalata in busta, invece, viene lavata con peracidi o con ozono e per loro è previsto, da legge, un doppio lavaggio in vasche a ricambio continuo di acqua, seguito dall’asciugatura del prodotto. In questo modo, è stato accertato, che vengono eliminati tutti i residui di terra. Il lavaggio può essere fatto sia prima che dopo il taglio, dopo di ché il prodotto viene confezionato ad atmosfera normale (non sotto vuoto) in quanto la loro conservazione è legata alla temperatura di refrigerazione (mai inferiore agli 8°).
Per verificare quale metodo di lavaggio fosse più efficace, i ricercatori hanno analizzato campioni di insalata sottoposta alle diverse tipologie di lavaggio. Il risultato delle analisi ha evidenziato che il metodo più efficace è il lavaggio con disinfettanti a base di cloro (il doppio di efficacia rispetto ai tre lavaggi con acqua). Al secondo posto si sono piazzati il lavaggio con peracidi e quello con aceto.

Ma è necessario lavare nuovamente l’insalata in busta?
Gli industriali (AIIPA) dicono di no, affermando che è sufficiente il lavaggio effettuato nello stabilimento in quanto più approfondito di quello che può essere fatto a livello domestico. Ma loro, si sa, devono vendere il loro prodotto e l’argomento è più che mai controverso.
In generale basterebbe consumarla, una volta acquistata, non troppo a ridosso della data di scadenza ma, in fin dei conti, lavare un’insalata già lavata non costa tanta fatica soprattutto se insieme agli eventuali rari microorganismi residui, si spazzano via anche i nostri rispettabilissimi dubbi.

Autore: Foodscovery

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