La transumanza: un’antica e buona tradizione

transumanza-foodscovery

“Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

I Pastori, Gabriele D’Annunzio

La transumanza è una pratica pastorale antica che consiste nello spostamento periodico del bestiame soprattutto, ma non esclusivamente, ovino fra due aree di pascolo solitamente situate una in pianura e l’altra in montagna allo scopo di assicurare un buon pascolo al bestiame durante tutto l’arco dell’anno. Così d’estate, quando in pianura l’erba dei prati viene bruciata dal sole, il bestiame viene condotto verso un pascolo montano, viceversa in autunno, quando i pascoli montani cominciano a ricoprirsi di neve, il bestiame viene condotto verso la pianura dove i prati, dopo l’arsura estiva, rinverdiscono.

Si parla di transumanza verticale o piccola quando lo spostamento avviene dalla pianura alla montagna, di transumanza orizzontale o grande, invece, quando lo spostamento interessa delle greggi molto più numerose ed avviene da una regione all’altra.

Si pensa che questa buona usanza pastorale fosse praticata fin dalla preistoria. Tuttavia le prime fonti storiche che la descrivono risalgono al III sec. a.C., quando la crisi delle strutture agricole del Sud Italia, provocate dalle guerre puniche, portarono alla formazione di grandi latifondi la maggior parte dei quali vennero destinati all’allevamento ovino.

La transumanza è un fenomeno che ha trovato larga diffusione in diversi Paesi europei come la Spagna, la Francia, la Germania, l’area dei Balcani, la Svizzera e l’Italia.

Nel nostro paese la transumanza ha interessato principalmente le civiltà insediate lungo tutto l’arco appenninico centro-meridionale. In particolare l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, la Campania, la Basilicata ed il Lazio, influenzandone fortemente la storia e lo sviluppo culturale ed economico.

La transumanza, infatti, veniva praticata lungo le strade pubbliche, al bordo delle quali le pecore potevano pascolare, oppure lungo i tratturi, gradi vie d’erba tracciate dal transito del bestiame. Il termine tratturo deriva dal latino tractoria che indicava il privilegio, stabilito dai codici degli imperatori Teodosio e Giustiniano, di libero passaggio dei pastori sui pubblici sentieri della transumanza.

I tratturi principali potevano arrivare ad una larghezza di 111 metri ed una lunghezza di più di 200 km, come quelli che collegavano le calde pianure delle Puglie ai freschi pascoli dell’Abruzzo attraverso la Campania e il Molise. Da queste arterie principali partivano delle vie di smistamento chiamate tratturelli larghi fino a 37 metri, che erano collegati tra loro dai bracci larghi a loro volta circa 18 metri. Una complicata, ma ben strutturata, rete stradale lungo la quale sorgevano aree di ristoro per pastori e bestiame, chiese e varie attività commerciali connesse alla pratica pastorale.

Le chiese tratturali, in particolare, ricoprivano un ruolo importantissimo non solo dal punto di vista spirituale – la vita del pastore era esposta a molti rischi ed il conforto spirituale era considerato un vero toccasana per ritemprare lo spirito- ma anche da un punto di vista economico. In loro prossimità, infatti, durante la transumanza si svolgevano importanti fiere artigianali e gastronomiche. Lungo il tracciato tratturale, nel corso dei secoli sono sorte anche strutture di servizio come taverne, fontane, abbeveratoi.

Il fiorire del commercio e dell’artigianato lungo le vie dei tratturi cominciò con i Sanniti soprattutto nelle provincie di Benevento, Avellino, Isernia, Campobasso, L’Aquila, ma furono i Romani intuirono per primi il grande potenziale economico che poteva derivare dallo sfruttamento delle vie della transumanza. Non è un caso che il termine pecunia derivi dal latino pecus, pecora. Tuttavia, bisognerà aspettare il Medioevo perché venga ordinata la prima istituzione ufficiale dei tratturi per opera di Alfonso I d’Aragona che, nel 1447, istituisce la “Regia dogana della mena delle pecore”, col fine di regolamentare la riscossione delle imposte sul transito e sul pascolo dei pastori le cui greggi svernavano in Puglia, mentre al 1574 risalgono le prime linee di demarcazione in pietra per la definizione dei confini privati con i tratturi.

Intorno al 1806, con l’abolizione della “Regia dogana” da parte di Giuseppe Bonaparte, le aree solcate dai tratturi vennero trasformate in terre coltivabili e questa antica pratica pastorale conobbe un repentino declino ma non scomparve del tutto: la transumanza appenninica è proseguita fino agli anni ’60-’70 dello scorso secolo.

Ad oggi la transumanza avviene principalmente su camion ed autotreni appositamente costruiti per il trasporto del bestiame e sopravvive ancora in poche regioni della penisola, in particolare in alcune aree alpine dove viene praticata la piccola transumanza, ed alcune zone dell’Italia meridionale ed insulare dove viene praticata la grande transumanza e le pecore vivono da ottobre a maggio in pianura e da settembre ad ottobre nei pascoli di montagna. Tuttavia questa pratica agricola sta a mano a mano scomparendo con il diffondersi del sistema di pastorizia stanziale che prevede il ricovero del bestiame in stalle, con mangime industriale e mungitura automatica.

Sono rimasti in pochi oggi gli allevatori a praticare la transumanza, uno di questi è Nunzio Marcelli della Comunità del cibo dei pastori dell’appennino centrale che abbiamo raccontato nell’episodio della nostra serie Foodheroes:

Autore: Foodscovery

Foodscovery è il mercato online che permette a chiunque di poter ordinare tesori dell’enogastronomia direttamente dai piccoli produttori custodi delle tradizioni locali.

Il progetto Foodheroes nasce dalla community di piccoli produttori, ristoratori, consumatori consapevoli e tutti coloro i quali condividono i nostri valori e che ogni giorno sono attivi per preservare la sostenibilità del mondo agroalimentare locale.

Facebook Commenti