Grani antichi: il Solina

Il Solina è un frumento tenero (Triticum aestivum) con semina autunnale. Più precisamente può essere seminato verso la metà o la fine di settembre nei terreni ad alta quota e nella seconda o terza decade di ottobre, nelle vallate interne a quote più basse. Oggi tutelato dal Presidio Slow Food.

Il Solina è una pianta molto rustica che sia adatta molto bene a terreni poveri di azoto. La sua frugalità la rende particolarmente adatta alla coltivazione con i metodi dell’agricoltura biologica, in quanto, grazie alla sua taglia ed alla sua capacità di accestimento, riesce a competere con le erbe infestanti, riducendo notevolmente il ricorso ai diserbanti chimici.

La sua coltivazione è particolarmente diffusa nella provincia dell’Aquila e in alcuni comuni montani della provincia di Pescara e di Chieti. Questo grano può essere coltivato ad altitudini che vanno dai 600 ai 1400 metri e maggiore è l’altitudine a cui viene coltivato e migliore sarà la sua qualità. Questa caratteristica tuttavia, rende la sua coltivazione abbastanza impegnativa: i terreni montani sono difficili da raggiungere e da lavorare. Inoltre deve essere alternata a colture come mais e patate e poi a leguminose da foraggio o da granella come ceci e lenticchie. Anche i tempi di attesa del raccolto sono lunghi, specie alle altitudini più elevate. Tutti questi fattori influiscono sulla sua resa media che non è elevata e che si attesta sui venti quintali circa ad ettaro.

La farina di Solina è poco glutinica che si adatta molto bene alle lavorazioni manuali ed alla produzione di pane e pasta fatta in casa. I piatti tipici a base di farina di Solina sono la sfoglia di pasta all’uovo tagliata a fazzoletti e utilizzata nei timballi e le cosiddette scrippelle, le crepes tipiche della provincia di Teramo, che normalmente si servono in brodo. Ancora oggi molti agricoltori abruzzesi, a dispetto delle più redditizie cultivar moderne, la coltivano in quanto ritengono di non poter fare a meno del sapore e del profumo del pane e della pasta preparati con la sua farina.

CENNI STORICI

Questo grano tenero ha una storia molto antica. C’è addirittura chi ipotizza che Plinio il Vecchio si riferisse al solina quando parlava di “siliginis” nel suo trattato Naturalis Historia. Secondo lo storico romani, infatti, da questo grano si otteneva un ottimo pane.

Ben più che un’ipotesi è invece la sua origine medievale, tramandata ed attestata da alcuni detti popolari che esaltano la caratteristica bontà dei prodotti derivanti dal solina. È di origine medievale infatti, il detto “Quella di Solina è superiore a tutte le farine”. In altre fonti storiche di carattere notarile, si trova testimonianza della sua coltivazione in Abruzzo agli inizi del XVI sec. In un testo di fine ‘700 di Michele Torcia intitolato Pel paese de’ Peligni si trova un passo che recita “Non dimenticheremo il pane di Popoli che non la cede se non al solo di Teramo in tutta la Monarchia […].Il pane a Popoli esce dal grano solino…”. Si tratta di un rarissimo e documentato esempio di legame tra una varietà di prodotto e il suo territorio.

COLTIVATORI CHE OGGI UTILIZZANO QUESTO GRANO

Alcuni produttori particolarmente legati alla tradizione ed al territorio del centro Italia, nonchè attenti alle proprietà delle loro colture, tutt’oggi utilizzano questo virtuoso grano antico. Vediamo dove poterlo trovare:

Azienda agricola Scorrano di Pianella in Abruzzo, produce un’ottima farina di Salina biologica, umida e compatta, è un prodotto ideale per la lievitazione naturale e per la realizzazione della tipica pagnotta rotonda abruzzese. In aggiunta alla farina di grano Frassineto consente di realizzare impasti per pizze e focacce più leggeri e digeribili.

Azienda Agricola Nolletti Nunzio situata a Collepietro in Abruzzo, produce un’ottima pasta biologica di grano di Solina.

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Autore: Foodscovery

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