Fotografia di un delitto ambientale: la minaccia dei pesticidi all’ambiente

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Con il termine “pesticidi” si intendono i prodotti fitosanitari che vengono utilizzati in agricoltura per impedire alle colture di essere distrutte da malattie ed infestazioni. Fanno parte di questa famiglia erbicidi, fungicidi, insetticidi, acaricidi, fitoregolatori e repellenti.

L’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, nell’ultimo mezzo secolo, ha portato enormi vantaggi in termini di produttività dei raccolti, permettendo un più ampio sfruttamento delle aree coltivabili, una difesa più efficace contro le malattie infettive e parassitarie e una migliore conservazione dei prodotti agricoli.

Tuttavia il raggiungimento di questi indiscussi vantaggi è avvenuto a caro prezzo per l’ambiente che ha pagato, e ne paga, le conseguenze soprattutto in termini di progressiva contaminazione del suolo e delle acque. La contaminazione da pesticidi impatta, oltre che sulle singole specie di insetti dannosi, su interi ecosistemi e sulla biodiversità nel suo complesso, sollevando questioni rilevanti sul modo in cui queste sostanze chimiche vengono valutate, autorizzate e regolamentate nell’UE e nel mondo intero.

Ad esempio, gli uccelli insettivori sono stati fortemente colpiti dalla riduzione degli insetti di cui si cibavano. Ma, su una scala più vasta, l’uso intensivo di pesticidi sta mettendo in pericolo la vita di ecosistemi fondamentali per lo svolgimento della vita stessa dell’uomo, come l’impollinazione, il controllo naturale dei parassiti, la fertilità del suolo.

I pesticidi sono troppo spesso usati in modo indiscriminato ed in quantità superiori a quelle necessarie, senza un’attenta valutazione delle caratteristiche biologiche dei parassiti ed una considerazione adeguata delle conseguenze che possono avere sugli organismi che si intende salvaguardare.

I pesticidi non sono uno strumento preciso, non sono capaci, cioè, di agire sui singoli parassiti verso i quali la loro azione dovrebbe essere diretta e la loro persistenza nell’ambiente non è quantificabile in quanto è legata alla degradabilità dei componenti chimici di cui sono composti, ed è determinata da fattori che ancora sono poco conosciuti e studiati. La loro tossicità, al contrario, è ben accertata ma ancora non sufficientemente quantificata.

Diffusione dei pesticidi nell’ambiente: i numeri del disastro
I pesticidi si possono trovare ovunque nell’ambiente e possono disperdersi anche a grande distanza dall’area in cui vengono applicati attraverso l’aria, l’acqua e perfino attraverso i tessuti organici degli insetti, degli animali e degli uomini che ne sono stati contaminati.

Nel rapporto curato da Greenpeace ” Tossicodipendenza da pesticidi. Come l’agricoltura industriale danneggia il nostro ambiente”, un’indagine scientifica svolta nell’arco di 5 anni in Germania, è stato rivelato che nel 60% delle falde acquifere campionate (2.280 falde), sono state rilevate tracce di pesticidi o dei loro metaboliti. Mentre in Olanda, nel 2013, il 65% dei campioni di acqua superficiale raccolti nelle stazioni di monitoraggio conteneva 30 o più insetticidi.

Senza spostarci troppo lontano, i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indicano che nel 2012 nelle acque italiane sono state trovate 175 sostanze chimiche diverse, un numero più elevato rispetto agli anni precedenti. Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti controllati mentre nelle acque sotterranee è risultato contaminato il 31% dei 2.145 punti esaminati. Tra tutti, i pesticidi più persistenti risultano essere gli erbicidi ed i fungicidi, rilevati in grande quantità soprattutto nelle acque sotterranee.

Inadeguatezza normativa UE
Il perfezionamento dei procedimenti autorizzativi rispetto all’utilizzo dei pesticidi è in uno stato continuo di work in progress. Questa situazione, se da un lato dimostra la volontà e la necessità di un adeguamento normativo ad una materia oggetto di continua ricerca ed innovazione, dall’altro mostra in modo inequivocabile tutte le lacune che attualmente esistono relativamente alle valutazioni, ai controlli ed al monitoraggio della situazione attuale.

Attualmente l’UE autorizza l’utilizzo di circa 500 principi attivi nella preparazione dei pesticidi. Peccato che le preparazioni in commercio, allo scopo di rendere più efficaci i principi attivi autorizzati, contengono altri additivi come solventi, tensioattivi ed emulsionanti. Il problema è costituito dal fatto che questi composti commerciali potrebbero presentare dei livelli di tossicità molto più alti rispetto ai singoli principi attivi ma, nonostante sia gli effetti degli additivi sia quelli sinergici (additivi più principio attivo) siano descritti nella letteratura scientifica, l’Ue non li prende ancora in considerazione nella procedura di valutazione del rischio.

La prassi per il rilascio dell’autorizzazione all’uso dei pesticidi prevede che gli effetti delle sostanze autorizzate siano verificate su un numero ristretto di organismi. Ma questo mette in discussione la rappresentatività dei risultati ottenuti e degli impatti su tutto il resto degli organismi, come ad esempio gli anfibi che non vengono mai inclusi nei test valutativi.

C’è da considerare, infatti, che l’aspetto più pericoloso dei pesticidi non è la loro evidente tossicità, bensì l’impatto che questi agenti tossici possono avere sul sistema immunitario, sulle funzioni endocrine, sullo sviluppo e la riproduzione di tutti gli organismi che da essi vengono contaminati, come ad esempio gli insetti impollinatori, la cui estinzione comprometterebbe irreparabilmente la sopravvivenza del nostro ecosistema.

Alla luce di quanto appena affermato, deve far riflettere il fatto che la maggior parte dei test sulla valutazione dei rischi legati al principio attivo dei pesticidi in commercio, viene svolta dalle stesse aziende agro-alimentari che li producono.

L’incremento del mercato dei pesticidi
Se negli ultimi anni il mercato mondiale dei pesticidi sta conoscendo una forte impennata soprattutto nei Paesi in via di sviluppo come la Cina, l’India, il Brasile e l’Argentina, in Europa la situazione non è da meno ed è prevista una ulteriore crescita dovuta sia all’incremento dell’utilizzo di pesticidi nell’Europa orientale sia ad un generale aumento della frequenza delle applicazioni in agricoltura.

Ma perché l’uso dei pesticidi aumenta nonostante l’evidenza della loro tossicità? La risposta è da ricercare nel modello agricolo attuale. La coltivazione di un numero ridotto di varietà agricole, tipica delle moderne monocolture, determina l’aumento della vulnerabilità delle colture stesse alle malattie ed alle infestazioni di erbacce e parassiti. L’aumento dei parassiti e delle piante infestanti, infatti, viene fortemente stimolato dalla scarsità delle varietà coltivate e dalla mancata rotazione delle colture che, anticamente, costituivano una risposta biologica ai loro attacchi. In questo modo la dipendenza dai pesticidi diventa l’unica risposta possibile per la protezione dei raccolti e la loro domanda, sul mercato, è destinata a crescere sempre di più se il sistema di coltivazione non cambia.

A tal proposito dovrebbe far riflettere quanto emerge dal rapporto di Greenpeace in merito a chi muove e dirige le fila di questo mercato in continua crescita.

Sembra, infatti, che la vendita e l’uso di pesticidi chimici di sintesi sia promossa da un’industria multimiliardaria dominata da un ristretto numero di aziende agro-chimiche. Nel 2011 il 76% delle vendite di pesticidi nel mondo era rappresentato da sole 6 aziende di cui 3 europee, Syngenta (Svizzera), Bayer CropScience e BASF (Germania) e tre americane, Dow AgroSciences, Monsanto e DuPont.

Alla luce di questi dati diventa sempre più impellente la necessità di razionalizzare e rafforzare l’apparato normativo volto a controllare l’impiego dei pesticidi in Europa.

Le alternative possibili.
Una sostanziale inversione di marcia verso un modello agricolo diverso, in grado di limitare drasticamente l’uso dei pesticidi – laddove non sia possibile eliminarli del tutto – è possibile ma presuppone un cambiamento radicale del modello di produzione attuale nonché un significativo sostegno politico ed economico da parte dei governi.

I passi necessari affinché questo cambiamento possa essere attuato sono:

  • Sostenere e praticare l’agro-biodiversità scegliendo di coltivare varietà naturali locali e di conseguenza più resistenti alle diverse condizioni climatiche; praticare una rotazione delle colture pianificata; utilizzare disinfestanti naturali in sostituzione dei pesticidi chimici;
  • Rafforzare le normative sui controlli e sulla valutazione dei rischi dei pesticidi, integrando tutta la letteratura scientifica indipendente disponibile, come parte integrante dei processi valutativi del rischio, e pubblicando tutti gli studi ed i dati utilizzati per le valutazioni;
  • Fare in modo che i governi sostengano la ricerca verso pratiche agricole ecologiche ed aboliscano quei sussidi che favoriscono il mantenimento di pratiche agricole industriali che continuano a causare gravi impatti ambientali con grosse ripercussioni anche economiche;
  • Eliminare in modo graduale i pesticidi chimici più dannosi che provocano danni irreparabili alterando il sistema endocrino di insetti importantissimi per la salute dell’ecosistema come le api ed altri insetti impollinatori;
  • Spingere i governi ad introdurre misure fiscali che scoraggino l’uso dei pesticidi e promuovano l’attuazione di pratiche agricole ecologiche.

Come sempre ognuno di noi – attraverso le sue scelte di consumo responsabili ed eco-compatibili – può nel suo piccolo contribuire al successo di iniziative e tipologie di colture virtuose a scapito di prodotti trattati con pesticidi.

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Autore: Foodscovery

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