Le differenze tra Barolo e Barbaresco? Stesso vitigno, peculiarità diverse!

Se la rilevanza di un territorio vinicolo è data dalla qualità del vino che produce, il Piemonte può essere definita una delle più importanti regioni vitivinicole d’Italia, non tanto per la quantità di vino prodotto ogni anno, ma per la storica percentuale di produzioni di altissima qualità che la contraddistingue.

Tra questi figurano due vini che possono essere considerati la punta di diamante della viticoltura piemontese ed italiana: il Barolo e il Barbaresco, entrambi frutto della vinificazione del vitigno a bacca rossa più importante di questa regione: il Nebbiolo, da molti definito il “Re del Piemonte”.

La zona di produzione di questi due splendidi vini è quella delle Langhe, un territorio quasi esclusivamente calcareo, che si estende tutto intorno alla città di Alba ed è attraversato dal fiume Tanaro.

Nonostante la matrice comune, tuttavia, il Barolo ed il Barbaresco esprimono spiccate differenze di aroma, struttura e colore. Differenze che, lungi dall’identificare un maggiore o un minor pregio dell’uno rispetto all’altro, restituiscono valore e ricchezza alla regione d’origine capace di ricavare una così pregiata varietà da un territorio così circoscritto.

Ed è proprio in questo piccolo e circoscritto territorio che diventa più evidente la magia, due vini figli dello stesso vitigno, coltivato a pochi chilometri di distanza, si esprimono in modi così diversi e particolari.

Se c’è, infatti, in Italia, una zona che fa del singolo vigneto uno dei suoi tratti distintivi, questa è sicuramente la Langa tanto che, soprattutto tra gli intenditori e gli appassionati, risulta fondamentale la distinzione delle singole peculiarità dei nebbioli provenienti dai distinti comuni (11 per il Barolo e 4 per il Barbaresco), che vanno a disegnare le due denominazioni DOCG, ma è addirittura fondamentale scendere nel dettaglio delle singole sottozone, se non addirittura dei singoli vigneti.

A riprova di quanto appena descritto è la recente modifica (2009) dei disciplinari di produzione sia del Barolo che del Barbaresco, che ha determinato l’inserimento della mappa ufficiale dei vigneti che sorgono a destra della riva del Tanaro.

Ma vediamo insieme quali sono le differenze tra questi due importanti vini:

Il Barolo deriva al 100% da uve Nebbiolo coltivato esclusivamente negli 11 comuni elencati nel disciplinare stilato dalla regione per garantirne il marchio DOCG. È un vino soggetto ad un periodo minimo di invecchiamento di 38 mesi di cui 18 in legno.

Il Barolo Riserva, invece, deve invecchiare 62 mesi di cui 18 in legno. Le caratteristiche principali di questo vino sono di certo la struttura importante a la capacità di evoluzione negli anni.

Il Barbaresco deriva anch’esso al 100% da Nebbiolo coltivato esclusivamente nei 4 comuni elencati nel disciplinare stilato dalla regione per garantirne il marchio DOCG (in realtà i comuni sono praticamente 3, Barbaresco, Neive e Treiso. Alba condivide con Treiso una piccola striscia di 4 vigneti). Si può denominare Barbaresco solo dopo un invecchiamento di 26 mesi, di cui 9 in legno, a partire dal 1° di novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Il Barbaresco Riserva, invece, necessita di un periodo di invecchiamento di 50 mesi, di cui 9 in legno, a partire dal 1° di novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Sia il Barolo che il Barbaresco Accompagnano a tavola le classiche preparazioni piemontesi a base di carne cotte a lungo così come i formaggi molto stagionati e sapidi ed infine, ovviamente il tartufo.

Giovanni Fiorin_Trussardi_Foodscovery

Sommelier e pioniere della ristorazione contemporanea, Giovanni Fiorin vanta tra le sue esperienze più importanti la Academy a Disneyworld nel settore dell’ospitalità, il rilancio dello storico Caffè Pedrocchi a Padova e l’apertura del Café Trussardi in Piazza della Scala. Sue anche le recenti aperture di due famosi ed esclusivi locali milanesi: Pisacco e Dry. Da più di un anno cura con passione la selezione per Foodscovery delle cantine da inserire sulla piattaforma.

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