Il cibo ed i suoi risvolti socio-culturali

Mai come in questi anni l’argomento cibo è al centro della nostra attenzione. I media insistono sull’importanza dei cibi sani e di una dieta ricca di alimenti genuini, possibilmente biologici o prodotti da agricoltura o allevamento naturale e non intensivo. Una dieta alimentare sana non prevede soste ai fast food che però, spesso, per la loro economicità, rappresentano l’unica alternativa alimentare dei nuovi poveri del mondo occidentale.

In Italia, il Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) è stato tra i primi a evidenziare il problema attraverso la pubblicazione della Doppia Piramide alimentare nel 2012. Da questa ricerca però emerge che se nel nostro Paese seguire un’alimentazione sana risulta economicamente accessibile ai più, grazie alla vasta disponibilità dei prodotti genuini propri della dieta mediterranea, mentre in alti Paesi la situazione è più complessa.

È quanto emerge da un recente studio condotto dai ricercatori della Cambridge University, nel Regno Unito, che ha studiato il comportamento differente della crescita del prezzo applicato ai cibi sani rispetto a quelli meno sani in un arco temporale di 10 anni (dal 2002 al 2012) confrontandolo con quelle che sono state le scelte d’acquisto dei consumatori inglesi a seconda della diversa estrazione sociale. Il risultato ha evidenziato che i prodotti più sani costano di più ma che, rispetto ai prodotti meno sani, il loro prezzo tende a crescere, nel tempo, molto più velocemente.

Dal 2002 al 2012, infatti, se il prezzo medio dei prodotti poco salutari è cresciuto di 0,07 sterline l’anno per calorie, quello degli alimenti sani è cresciuto di 0,17 sterline.
In sintesi la differenza di prezzo fra cibi sani qualitativamente migliori e il cibo spazzatura è aumentata in valore assoluto, al punto tale da rendere sempre più costosa ed esclusiva la possibilità di adottare un regime alimentare sano.

La situazione è sicuramente più complicata negli Stati Uniti dove il cibo di qualità è accessibile prevalentemente alle classi sociali agiate. È qui che le scelte alimentari assumono una connotazione sociale più forte che in altri paesi industrializzati.

L’obesità definisce lo status sociale
Se è vero che oggi mangiare è alla portata di tutti nei paesi occidentali, mangiare bene è diventata una prerogativa dei ricchi ed è questa una delle condizioni determinanti del dilagare di un disturbo alimentare molto comune: l’obesità.

Molti studi evidenziano l’esistenza di una relazione inversa tra livello socioeconomico e tasso di obesità, rilevando una presenza più marcata di individui in sovrappeso tra le persone con un reddito basso e un minore livello di istruzione. Si calcola che nel mondo ci siano tanti obesi quanti affamati e che gli obesi siano i “malnutriti” dei paesi ricchi proprio come gli indigenti sono gli affamati nei paesi poveri.

Quali alternative
Se è vero che spesso il prezzo degli alimenti sani è la maggiore discriminante affinché la maggior parte della popolazione povera ricorra al consumo di cibo meno sano, altre ricerche dimostrano che mantenere un regime alimentare sano senza incorrere necessariamente in un aumento dei costi destinati all’alimentazione è possibile.

Tutti questi studi concordano nell’individuare in una corretta educazione alimentare la chiave per mantenere un regime alimentare in linea con le raccomandazioni nutrizionali, soprattutto se si fa riferimento a un basso livello socioeconomico.
In sostanza, è importante educare le persone a scegliere meglio il cibo presente sugli scaffali del supermercato o cercare altre fonti più intelligenti di acquisto, facendo attenzione alla provenienza del cibo, ai metodi utilizzati per produrlo ed alle eventuali certificazioni di qualità. Un regime alimentare che si basa sui principi della dieta mediterranea non è più costoso di una dieta iperproteica. Anzi, in alcuni casi il miglioramento della qualità nutrizionale può significare un sostanziale risparmio economico.
Un recente studio ha dimostrato, per esempio, che l’introduzione nella propria dieta di tre pasti a settimana a base di verdure, cereali integrali e olio extravergine di oliva non solo fa bene alla salute, ma anche al portafogli, in quanto determinerebbe un calo della spesa di carne del 54% e, conseguentemente, una diminuzione del costo della spesa alimentare del 45% a settimana.

Autore: Foodscovery

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