Carne VS legumi: una battaglia che investe il benessere dell’uomo e dell’ambiente

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Una dieta sana deve essere, in primo luogo, una dieta equilibrata. Ciò significa che gli alimenti che la caratterizzano devono essere in grado di fornirci tutti i principi nutritivi indispensabili per un corretto metabolismo. Carboidrati, proteine, lipidi, vitamine e minerali devono essere assunti in maniera bilanciata e ponderata.
Tra tutti gli alimenti la carne può essere sicuramente considerata una fonte proteica ad alto valore biologico. Le sue proteine sono molto simili a quelle dell’uomo e, quindi, più facilmente utilizzabili dall’organismo per svolgere i processi metabolici a cui sono preposte (produzione di enzimi, ormoni, anticorpi, rinnovo cellulare, coagulazione del sangue).

Purtroppo, però, la produzione di carne, soprattutto se proveniente da allevamenti intensivi, rappresenta ultimamente una questione spinosa, in quanto può incidere negativamente sul benessere del nostro pianeta.

Gli allevamenti intensivi

La tecnica dell’allevamento intensivo è quella ad oggi più utilizzata al mondo perché consente di garantire la massima produttività al minor costo.

Negli ultimi anni molti studi di settore hanno dimostrato tuttavia l’insostenibilità di questa pratica che ha impatti negativi sia sulla qualità della carne prodotta che sull’ambiente, rappresentando così una sostanziale minaccia alla salute del pianeta e dell’uomo.

Pessime condizioni di vita degli animali e scarsa qualità della carne

Gli allevamenti di tipo intensivo oltre a dimostrare una totale incuranza per il benessere degli animali che vengono considerati alla stregua di macchine da produzione e costretti vivere ammassati in spazi ristretti e chiusi, producono una carne qualitativamente scarsa. Questa, infatti, contiene una maggiore concentrazione di grassi saturi (nocivi per la salute) ed una minore concentrazione di proteine rispetto a quella degli animali che possono pascolare all’aria aperta e cibarsi anche di erba.
Senza considerare che le malattie originate dagli allevamenti intensivi costituiscono ormai una minaccia quotidiana alla salute pubblica.
L’utilizzo massivo di antibiotici, poi, somministrati quotidianamente agli animali per arginare la diffusione delle malattie che normalmente prolificherebbero a causa delle pessime condizioni di vita a cui sono costretti, contribuiscono a creare l’emergenza dei superbatteri resistenti agli antibiotici.

Spreco alimentare

La dieta degli animali allevati intensivamente è costituita principalmente da cereali. La quasi totalità della soia prodotta a livello mondiale viene utilizzata sotto forma di farina per la produzione di mangime animale. È stato stimato che se il quantitativo di cereali destinato agli allevamenti fosse utilizzato per il consumo umano, sarebbe sufficiente a sfamare circa 3 miliardi di persone.

Impatto ambientale

Spreco delle risorse idriche: gli allevamenti intensivi fanno un eccessivo ricorso alle risorse idriche, utilizzate per abbeverare gli animali, per la manutenzione delle strutture, per i sistemi di raffreddamento e per lo smaltimento dei rifiuti;
2. Deforestazione: per la coltivazione del mangime destinato agli animali ogni anno viene abbattuta un’area di foresta pari alla metà della Gran Bretagna;
3. Gas serra: gli allevamenti intensivi sono uno dei principali produttori di gas serra responsabili del fenomeno del riscaldamento globale. Un rapporto FAO informa che dipendono dagli allevamenti intensivi ben il 35-40% delle emissioni di metano, il 65% delle emissioni di ossido di diazoto (un gas molto più dannoso dell’anidride carbonica) e il 64% delle emissioni di ammoniaca.

 

I legumi: una valida soluzione

In questo scenario i legumi possono essere un’ottima alternativa alla carne e potrebbero giocare un ruolo importante nella tanto sperata diminuzione del fenomeno degli allevamenti intensivi a livello globale.

La carne dei poveri

Da sempre soprannominati la “carne dei poveri” i legumi devono questo appellativo al fatto che il loro apporto nutrizionale è molto simile a quello della carne anche se ad un costo decisamene minore.

Una scelta sostenibile

I legumi sono una buona fonte di proteine vegetali. Queste proteine se abbinate ai cereali raggiungono una composizione di aminoacidi essenziali simile a quella della carne. A differenza di quest’ultima però, la produzione di legumi è più sostenibile in quanto necessita di meno risorse naturali. Secondo i dati della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) infatti, la produzione di lenticchie o piselli spezzati richiede un consumo di 50 litri di acqua per chilo a fronte dei 4325 richiesti per la produzione di 1 chilo di carne di pollo o dei 13.000 necessari per la produzione di 1 chilo di carne di manzo.
È stato scientificamente provato, inoltre, che la produzione di legumi contribuisce a rendere più fertile il terreno e a ridurre i fenomeni di erosione del suolo.

Consigli per l’uso


I ritmi di vita sempre più frenetici ci spingono spesso, nostro malgrado, a preferire cibi preconfezionati o veloci da preparare a cibi che necessitano di tempi di cottura più lunghi, ed i legumi, si sa, sono tra questi. Non tutti sanno però, che alcuni legumi, come i piselli spaccati o le lenticchie, hanno un tempo di cottura molto simile a quello del riso (20 minuti circa) e sono buonissimi anche conditi semplicemente con olio extravergine d’oliva, sale ed erbe aromatiche. I fagioli, i ceci e tutti gli altri legumi, invece, necessitano di un tempo di ammollo di circa 24 ore prima di essere cotti. Il tempo di cottura di questi legumi varia dalle 2 alle 4 ore ma può essere facilmente dimezzato utilizzando una semplicissima pentola a pressione.

Autore: Foodscovery

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