Caporalato: la #filierasporca delle arance in Sicilia

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#FilieraSporca, è una indagine sul fenomeno del caporalato, legato in particolare alla filiera delle arance in Sicilia.

Con il termine caporalato si intende il sistema di reclutamento di manodopera a basso costo attuato principalmente nel meridione. I “caporali” assoldano quotidianamente una manodopera occasionale sfruttando ed attingendo soprattutto dalle fila, sempre più grosse, di migranti e richiedenti asilo.

L’indagine è stata condotta in sinergia tra tre associazioni diverse, Terra!Onlus, daSud e Terrelibere che si occupano, rispettivamente, di problemi legati all’ambiente, di lotta alla mafia e di inchieste su tematiche sociali in genere. Lo scopo dell’indagine è stato quello di partire dall’aspetto più eclatante – il caporalato – per poi approfondire il problema affrontandolo da angolazioni differenti in modo da portare alla luce le reali condizioni dell’intero comparto che rendono possibile il perpetuarsi di questo fenomeno.

Perché se è vero che questi pregiati frutti siciliani oramai vengono pagati a prezzi irrisori, se l’importazione aumenta e se la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) detta le regole del mercato facendo il bello ed il cattivo tempo, la colpa non può essere solo del caporalato.

Qualche numero sulla filiera
Il mercato degli agrumi in Italia occupa circa 120 mila persone e costituisce, da solo, il 4% del PIL agricolo. Solo in Sicilia esistono circa 5692 imprese agricole operanti nel settore, per lo più a conduzione familiare. Tuttavia in questi ultimi anni l’Italia ha conosciuto un preoccupante boom delle importazioni di arance soprattutto dall’Egitto, dal Marocco e dalla Spagna tanto che il prezzo dell’agrume da succo è sceso al minimo storico di 7 centesimi al Kg.

Resta evidente che il peso della crisi del comparto ricada sui lavoratori con tutte le conseguenze negative che questo comporta tra cui, assoldamento di manodopera a bassissimo costo e abbandono delle terre. Basti pensare che in 15 anni in Sicilia circa 30 mila ettari di agrumeti sono andati in fumo.

Molti concordano nel definire il 2016 come l’annus horribilis degli agrumi siciliani. Ma quali sono le cause che hanno determinato questo progressivo declino?

Le cause
Dopo due anni di interviste ed indagini svolte sul campo #FilieraSporca ha scoperto che la filiera delle arance presenta più di una lacuna:

  • Mancanza di organizzazione: il collasso del sistema di produzione è determinato principalmente dalla mancata organizzazione commerciale dei piccoli produttori. Soprattutto in Sicilia il mercato è fortemente frammentato. Le 5692 aziende agricole operanti sul territorio sono riunite in 45 Organizzazioni di Produttori (OP) che risultano inadeguate a comunicare e collaborare con le istituzioni. Le OP non sono in grado o non hanno voglia di rinnovarsi e pertanto non possono competere con la qualità ed il prezzo degli agrumi del mercato internazionale. Spesso queste realtà rivelano un sistema di conduzione vecchio dove anche le prospettive di ricambio generazionale sono bassissime;
  • Calo della qualità degli agrumi: la mancanza di innovazione è causa di un deciso calo nella qualità dei prodotti che risultano facilmente sostituibili, sul mercato, da agrumi sudamericani di pari qualità e costo inferiore. L’incapacità dei piccoli produttori di investire sulla qualità dei loro prodotti li spinge a ridurre i costi alimentando il business dello sfruttamento dei migranti a cui si rivolgono le OP che sono le responsabili dell’organizzazione della raccolta delle arance;
  • L’interferenza degli intermediari: secondo il rapporto la gestione della filiera da parte delle OP è assolutamente deleteria per il comparto. Invece di svolgere un ruolo di organizzazione e miglioramento della filiera, infatti, le OP sono diventate un ceto di intermediari che oltre ad organizzare le raccolte avvalendosi dei caporali, determina il prezzo del prodotto e si arricchiscono a scapito dei piccoli produttori, finendo poi con l’acquistare i loro terreni.

#FilieraSporca sottolinea l’importanza della presa di coscienza da parte degli agricoltori del fatto che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall’imperio mafioso che parte dalle campagne e arriva ai mercati.

Già negli anni Settanta le organizzazioni mafiose allontanavano dal nostro Paese i commercianti che pagavano i nostri prodotti ad un prezzo adeguato in modo da rimanere i soli acquirenti e poter imporre il proprio prezzo alla vendita. Negli anni si è impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo.

Le proposte

Fino ad oggi i tentativi di risanamento di questa situazione da parte delle Istituzioni, sono stati di carattere punitivo: di volta in volta si interviene sulla singola azienda scoperta, in flagranza di reato, a sfruttare i lavoratori stagionali o i migranti. I risultati di questi interventi hanno mostrato una certa miopia da parte delle Istituzioni che, in questo modo, non intervengono sui motivi reali che determinano il problema.

Secondo #Filierasporca, invece, gli strumenti più efficaci per indurre le aziende a mantenere alti gli standard di produzione sono sostanzialmente quattro:

  1. una legge sulla trasparenza che introduca le cosiddette “etichette narranti” per rendere disponibili al consumatore tutte le informazioni sulla filiera dei prodotti che sta acquistando;
  2. l’istituzione di un elenco pubblico dei fornitori e la creazione dell’albo dei trasformatori agrumicoli;
  3. la riforma delle OP in modo che possano effettivamente assolvere una funzione di controllo, ridare ossigeno ai piccoli produttori, imparare a dialogare e collaborare con le Istituzioni;
  4. responsabilizzare in solido le aziende committenti, in caso di reato, e dunque mettere imprese e caporali sullo stesso piano.

Inoltre, la progressiva minore dipendenza dalla GDO attraverso l’uso della tecnologia e di internet, danno spazio a canali di vendita diretta sempre più utilizzati dagli utenti e consumatori repsonsabili.

E’ il caso di clemclick – realtà virtuosa nel campo della produzione di qualità e della distribuzione diretta dei suoi prodotti.

Autore: Foodscovery

Foodscovery è il mercato online che permette a chiunque di poter ordinare tesori dell’enogastronomia direttamente dai piccoli produttori custodi delle tradizioni locali.

Il progetto Foodheroes nasce dalla community di piccoli produttori, ristoratori, consumatori consapevoli e tutti coloro i quali condividono i nostri valori e che ogni giorno sono attivi per preservare la sostenibilità del mondo agroalimentare locale.

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