Biodiversità: la diminuzione della varietà delle razze animali negli ultimi anni

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La biodiversità consiste nella varietà biologica degli organismi viventi che, ognuno con le proprie specifiche diversità genetiche e biologiche, contribuiscono a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi del nostro pianeta. La diversità biologica di specie addomesticate (vegetali e animali) costituisce una risorsa essenziale per soddisfare un bisogno primario della specie umana: l’alimentazione.

Come affermato da Josè Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO ” Per migliaia di anni, gli animali domestici, pecore, galline e cammelli, hanno contribuito direttamente ai mezzi di sussistenza e alla sicurezza alimentare di milioni di persone“. La diversità genetica ha fornito nel corso dei secoli la materia prima agli allevatori per migliorare le loro razze e riuscire ad adattare le popolazioni di bestiame ad ambienti ed esigenze in continuo cambiamento. Preservare questa biodiversità diventa un requisito fondamentale per poter affrontare le sfide future.

Ad oggi, però, la diversità degli ecosistemi e delle specie è minacciata dall’aumento esponenziale della popolazione mondiale che consumando sempre di più, altera e degrada l’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di un gran numero di piante e animali.

L’allevamento dalla preistoria ai nostri giorni

L’allevamento è una pratica iniziata circa 10.000 anni fa, ancora prima dell’agricoltura, e precisamente nel Neolitico. La domesticazione degli animali rappresenta una tappa fondamentale nella storia dell’evoluzione dell’umanità in quanto permette ai primi nuclei tribali di poter fare affidamento su una fonte continua di risorse alimentari. Nasce così il concetto della “scorta” alimentare che spinse le comunità nomadi a diventare sempre più stanziali.
Si stima che nel corso dei secoli siano state allevate circa 10.000 specie per uso alimentare ed agricolo e che su 50.000 specie animali conosciute, 40 siano state addomesticate. Di queste solo 14 contribuiscono alla produzione di alimenti di origine animale per oltre il 90% (dato Domestic animal genetic diversity del 2009)

Mentre però l’allevamento tradizionale ha favorito la sopravvivenza di numerose razze locali, l’allevamento moderno di tipo intensivo, spinge alla selezione di poche specie e poche razze ad alto rendimento commerciale a scapito della enorme varietà di specie selezionate nei secoli, costituendo una minaccia fortissima per la biodiversità animale.
Ad oggi gli animali coprono circa il 30% del fabbisogno umano per l’alimentazione e l’agricoltura mentre il 12% della popolazione mondiale vive quasi esclusivamente dei prodotti provenienti dai ruminanti (mucche, pecore, bufali etc).

Allarme estinzione

Secondo la FAO, una razza è considerata a rischio di estinzione quando il numero di capi rimasti non supera il migliaio. Non a caso le zone del mondo dove il rischio di estinzione delle razze è più alto sono proprio quelle dove l’allevamento intensivo, dominato da poche razze, è ormai la regola: l’Europa, il Caucaso e il Nord America.

Nel corso della storia umana si sono estinte 647 razze di animali da allevamento la maggior parte delle quali già prima del 1900. La tendenza è all’aumento precipitoso delle estinzioni: se nel XX secolo furono 111, nei primi cinque anni dopo il 2000 sono state ben 66; e dal 2005 fino ad oggi abbiamo perso altre 30 varietà animali. Questo vuol dire che il 33% della biodiversità perduta è “sparito” in soli 115 anni ed il 15% (l’equivalente di 100 razze) addirittura negli ultimi 15 anni.

Oggi le razze animali di interesse alimentare (per carne e latte) sono circa 7.600. Secondo la FAO, il 20% di queste è a rischio di estinzione ma non esistono dati certi su circa il 36% delle razze censite. Pertanto lo stato della biodiversità animale legata alla produzione alimentare potrebbe essere anche peggiore di quello rilevato.

In Europa, metà delle razze esistenti all’inizio del XX secolo sono estinte. Tra queste, la Vacca Campurriana in Spagna, la Pecora Drama in Grecia, il Pollo Huttegem del Belgio. Circa un terzo delle rimanenti 770 rischia l’estinzione nei prossimi 20 anni. Tra questi, le più a rischio sono la  in Germania e la Capra Provençale in Francia. Attualmente in Germania sopravvivono solo 5 delle 35 razze bovine autoctone. In Nord America, più di un terzo di tutte le razze da allevamento sono considerate rare o in via di estinzione.

Motivi dell’estinzione

Molteplici sono le cause di quella che è chiamata “erosione genetica” delle razze da allevamento.
La responsabilità più grande è da attribuire all’industrializzazione e al conseguente esodo dalle campagne che, nel corso del XX secolo, ha ridisegnato l’agricoltura e la zootecnia, diffondendo rapidamente, in molte parti del mondo, forme di allevamento intensivo su larga scala. La produzione industriale di carne, latte e uova si fonda su un numero limitato di razze ad alto rendimento, non più di una trentina, adatte a un allevamento di tipo intensivo.

Le epidemie e i disastri naturali (siccità, alluvioni, conflitti militari, ecc.) possono essere determinanti nell’estinzione delle razze locali: nel 2003 il Vietnam (uno dei paesi al mondo con maggiore biodiversità avicola) ha soppresso 43 milioni di polli per la minaccia della febbre aviaria, ovvero il 17% della sua popolazione avicola, composta anche di molte razze autoctone.

Anche l’esportazione di animali dai paesi del Nord verso il Sud del mondo può diventare un pericolo per la diversità. Questi animali rimpiazzano le razze locali, considerate meno produttive, ma spesso non riescono ad adattarsi al nuovo ambiente e non replicano le stesse performace.

Altro fattore non meno importante è la debolezza o l’inadeguatezza delle politiche nazionali che non hanno potuto o voluto sostenere la perdita di produttività e di competitività di allevamenti di tipo tradizionali sui mercati allargati.

Il mondo sta dunque perdendo non soltanto gli animali selvatici come la tigre della Siberia, l’elefante asiatico, il licaone, la balenottera comune, ma anche le razze animali selezionate dall’uomo che hanno accompagnato la vita e lo sviluppo delle comunità umane nei millenni.

Quali prospettive per il prossimo futuro?

Il “Global Plan of Action for Animal Genetic Resources” è un piano d’azione generale adottato nel 2007 da 112 nazioni del pianeta che intendono pianificare una strategia per la salvaguardia e la tutela del patrimonio genetico della propria fauna. Come? Con la creazione di istituti adatti alla conservazione criogenica del materiale genetico dei propri animali, e con il coinvolgimento delle istituzione per il sostentamento degli allevatori che intendono allevare quelle razze tradizionali che la globalizzazione ha reso meno remunerative.

Purtroppo, però, molti paesi, nonostante l’adesione al piano, non riescono a stare dietro ad una pianificazione concreta per mancanza di fondi e di strutture, e/o per lo scarso coinvolgimento degli allevatori.

E l’Italia?

In Italia sono 130 le razze animali a rischio di estinzione tra mucche cavalli asini pecore e capre. Attualmente non esiste una banca italiana di materiale genetico ma diversi centri come il CNR (presso l’IBBA Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria) o le associazioni di allevatori delle province di Treviso e Genova, che conservano campioni genetici a scopo di ricerca o di commercializzazione. In questi laboratori è conservato materiale genetico di tutte e 36 le razze bovine (bufale comprese), le 23 ovine, le 27 caprine e le 13 suine.
Negli ultimi anni l’impegno degli allevatori italiani è valso a salvare dall’estinzione ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini.
Singolare, a questo proposito, è la reintroduzione dell’asino viterbese, una razza ritenuta estinta fino al 2011. Questa reintroduzione però non è stata attuata “in provetta” ma semplicemente grazie ad una ricerca sul territorio da parte di studiosi ed allevatori alla quale è seguita una serie di accoppiamenti mirati che ha permesso di moltiplicare il numero di esemplari di questo animale e di reinserire il redivivo viterbese tra le 8 razze di asini italiani.

Autore: Foodscovery

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