Allevamenti grass fed: un’ottima pratica di allevamento

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Mai sentito parlare di allevamenti grass fed?

A questa domanda, purtroppo, saranno in pochi a rispondere in modo affermativo, questo perché il mercato del grass-fed è un concetto nuovo in Europa ed è ancora quasi inesistente in Italia. Ma quindi cosa si intende quando si parla di prodotti grass fed?

Come da traduzione letterale con il termine grass fed (nutrito ad erba) vengono indicati tutti i prodotti – carne, formaggio, latte – che derivano da bestiame allevato al pascolo, ovvero da animali (ruminanti) che mangiano esclusivamente l’erba fresca dei pascoli nella stagione primaverile ed estiva e fieno nella stagione invernale, al contrario di quanto avviene negli allevamenti convenzionali dove, invece, l’alimentazione consiste essenzialmente in cereali. La scelta dei cereali però è dettata esclusivamente dal fatto che il loro apporto energetico garantisce una crescita (ingrasso) più rapida permettendo all’allevatore di abbattere i costi di gestione e di applicare un prezzo più economico alla carne ma non costituisce la dieta alimentare ideale per un ruminante che, al contrario, ha un apparato digerente adatto alla sintetizzazione di vegetali e non di cereali complessi.

Ecco perché la carne proveniente da allevamenti grass fed ha un profilo nutrizionale nettamente superiore a quello di tutta la carne attualmente in commercio, compresa quella biologica.

Le critiche che stanno investendo in questi anni gli allevamenti di tipo convenzionale ed intensivo riguardano principalmente aspetti fondamentali per la salute e la sopravvivenza sia degli animali che dell’uomo. Temi come le pessime condizioni di vita a cui sono costretti gli animali negli allevamenti intensivi, l’eccessivo consumo di acqua legato a questa tecnica d’allevamento, lo spropositato utilizzo di cereali che potrebbero essere destinati all’alimentazione dell’uomo ed invece vengono utilizzati come mangime per il bestiame, la scarsa qualità della carne e, non ultimo, il rischio della prolificazione di batteri antibiotico-resistenti capaci di contagiare l’uomo, sono al centro delle rivendicazioni di numerose Associazioni che tutelano i diritti dei consumatori e degli animali.

Soprattutto negli ultimi anni, queste Associazioni stanno portando avanti campagne di sensibilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni al fine di trovare insieme un rimedio efficace e tempestivo alle conseguenze catastrofiche a cui ci condurrà il perseverare in questa direzione.
Il primo effetto di queste campagne è stata la spinta verso un cambiamento di tendenza che ha coinvolto alcuni gruppi di allevatori. Gli allevamenti grass fed cominciano a svilupparsi già negli ultimi anni del secolo scorso coinvolgendo, pian piano, un numero crescente (anche se ancora troppo scarso) di allevatori che, in controtendenza rispetto alle leggi imposte dal profitto ad ogni costo, hanno cominciato a praticare un sistema di allevamento più naturale e più rispettoso in primis degli animali e dell’ambiente e, di conseguenza, del consumatore finale.

La filosofia del grass fed si basa su tre temi fondamentali.

1) il benessere degli animali da cui poi derivano di conseguenza

2) la migliore qualità della carne e dei prodotti caseari e

3) il minor impatto ambientale.

Il tutto si traduce in una catena alimentare più naturale e capace di garantire lo stato di salute e benessere anche dell’uomo. Ma entriamo nello specifico di ogni tema.

Il benessere degli animali

Una dieta ricca di cereali, come quella prevista negli allevamenti convenzionali, può causare problemi fisici per i ruminanti (bovini, vacche da latte, capre, bisonti, e pecore) che hanno un apparato digerente adatto a digerire erba, piante ed arbusti ma non amidacei. I ruminanti alimentati con i cereali infatti soffrono di una serie di disturbi (che a volte possono essere anche mortali) legati alla cattiva digestione. È principalmente per prevenire queste infezioni che nel loro mangime vengono aggiunti gli antibiotici. Gli allevamenti grass fed invece prevedono che gli animali possano cibarsi unicamente dell’erba dei pascoli, dove vivono per 7/8 mesi l’anno in uno stato di libertà o semi libertà. In questo modo crescono ad un ritmo più naturale, senza stress da sovraffollamento né farmacologico e di conseguenza sono più resistenti alle malattie ed hanno bisogno di meno cure.
La migliore qualità della carne

La carne proveniente da allevamenti grass fed è più nutriente perché:

  • Ha meno grasso: più o meno la stessa quantità che può contenere la carne di pollo (esclusa la pelle) di cervo o di alce selvatico;
  • Contrasta il colesterolo: la carne così magra contribuisce a tenere basso il livello di colesterolo cattivo;
  • È meno calorica: la scarsa quantità di grasso la rende un alimento più light e più adatto a chi vuole perdere peso;
  • Contiene più Omega3: nonostante il basso contenuto di grassi la carne grass fed contiene 6 volte la quantità di Omega3 presente nella carne da allevamento convenzionale;
  • Contengono più CLA (acido linoleico coniugato): la carne grass fed contiene un valore di CLA 5 volte maggiore rispetto alla carne di allevamento convenzionale. Il CLA è un acido grasso polinsaturo scientificamente ritenuto una potente difesa contro il cancro;
  • Contiene più Vitamia E e K2: la prima è un potente antiossidante che tiene a bada i rischi legati alle malattie cardiache, mentre la seconda è fondamentale per mantenere i denti sani.

Il minore impatto ambientale

Quando gli animali sono allevati in spazi confinati come recinti o gabbie, depositano immancabilmente grandi quantità di letame in una piccola quantità di spazio. Il risultato è che il terreno che accoglie l’allevamento si riempie di reflui zootecnici che, oltre alle deiezioni, contengono anche residui di antibiotici ed ormoni che inquinano non solo la terra ma anche le acque circostanti. Negli allevamenti grass fed gli animali che pascolano liberi depositano le loro deiezioni su una vasta area di terreno contribuendo a renderlo fertile.

Perché il grass fed è ancora così poco diffuso

Un animale nutrito naturalmente senza additivi ormonali che ne promuovano l’ingrasso, necessita di più tempo per arrivare al peso ideale per la macellazione. Questo determina un aumento importante del prezzo della carne grass fed che può arrivare a costare anche il 50% in più rispetto a quella proveniente da allevamento convenzionale acquistabile al supermercato.
A questo proposito però è doverosa una riflessione. La carne del supermercato in realtà la paghiamo 3 volte: la prima volta al supermercato, la seconda con i costi di pulizia dell’ambiente inquinato dall’agricoltura industriale, la terza per curare la nostra salute, fortemente compromessa da un’alimentazione talvolta di scarsa qualità.
Non converrebbe a questo punto mangiare meno carne ma di qualità e prodotta in modo sostenibile? Oltre che agli aspetti positivi già descritti, il frutto di una scelta alimentare consapevole, come quella di mangiare carne e latticini provenienti da animali grass fed, contribuirebbe sensibilmente a sostenere queste piccole realtà di allevatori che, per garantirci un mondo migliore, fanno una gran fatica a reggere quotidianamente la competitività schiacciante della produzione industriale.

A voi la scelta…

Autore: Foodscovery

Foodscovery è il mercato online che permette a chiunque di poter ordinare tesori dell’enogastronomia direttamente dai piccoli produttori custodi delle tradizioni locali.

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