Allarme Coldiretti – Il prosciutto diventa chimico

E’ di questi ultimi giorni la preoccupante notizia che sulle nostre tavole stia arrivando un prosciutto cotto “gonfiato”, che contiene maggiori quantità di acqua e di aromi chimici, finora vietati in Italia, a danno della salute dei consumatori e del lavoro degli allevatori della penisola. A trasmettere l’allarme, anche attraverso il blog di Beppe Grillo, è stata la Coldiretti, durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione svoltosi a Cernobbio.

Secondo quanto detto, sono stati aumentati di un punto percentuale i tassi di umidità del salume: questo contenuto di acqua verrà fatto pagare come se si trattasse di carne. L’incremento andrà a colpire la qualità del prodotto stesso, a discapito del maiale italiano, le cui carni hanno qualità maggiori rispetto a quelle dei suini importati dall’estero. La cosa ancora più grave però è che il decreto cancella il divieto di utilizzare gli aromi chimici, permettendo così di correggere artificialmente il sapore dei salumi fatti con materie di scarsa qualità.

Viene poi abolita la “scadenza”, ovvero il termine minimo di conservazione, fissato entro 60 giorni dalla data di confezionamento, lasciando libero arbitrio al produttore. Ma non è tutto: si mantiene la possibilità di utilizzare le cosce di maiale congelate per produrre il prosciutto crudo stagionato, per il quale verrà ridotta la fase di riposo a 40 giorni. Si tratta quindi di norme volte a favorire le importazioni dall’estero di maiali più leggeri di quelli nostrani, in una situazione odierna già piuttosto difficile, in cui due prosciutti su tre provengono da allevamenti olandesi, danesi, francesi, tedeschi e spagnoli, senza che queste informazioni vengano evidenziate sull’etichetta.

E’ veramente importante salvaguardare la tradizione artigianale della salumeria italiana, che nel tempo ha conquistato i mercati internazionali in ragione del rispetto della tradizione e della qualità. Oggigiorno le direttive comunitarie puntano sempre di più all’omologazione verso il basso in materia di qualità e una buona parte di complicità arriva purtroppo anche dall’industria italiana, sempre più allineata alle logiche competitive del mercato.

Autore: Foodscovery

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