Quando il tè inglese acquista l’aceto balsamico di Modena IGP

Il gruppo inglese ABF – Associated British Foods – proprietari tra gli altri del noto marchio di tè “Twinings” acquisicono alla cifra di 300 milioni di euro il controllo in Acetum Spa – azienda modenese leader nella produzione mondiale dell’aceto balsamico di Modena IGP.

Nuova proprietà estera quindi per uno dei simboli del made in Italy nel mondo, operazione successiva alle già concluse in passato che vedevano i francesi di Brabant rilevare l’acetaia Antichi Colli e gli spagnoli di Borges la Ortalli.

Il fondatore e presidente di Acetum Spa – Cesare Mazzetti – ritiene che la tipicità del made in Italy non sia a rischio, essendoci degli specifici disciplinari IGP a proteggere la territorialità delle produzioni, e che questa operazione sia la riprova dell’ottimo lavoro fatto nella promozione e commercializzazione all’estero del famoso marchio d’aceto (il cui giro d’affari verso l’estero raggiunge il 90%). Altra nota importante aggiunta dal presidente è che nessun gruppo italiano si è fatto avanti con proposte di acquisto che sono pervenute solo da Paesi extra-Europei.

Ma la preoccupazione resta ed è tangibile, soprattutto nelle zone di produzione dell’aceto balsamico, inquanto oltre il 50% del direttivo del Consorzio di tutela della IGP è detenuto da aziende straniere che potrebbero decidere di modificare il disciplinare di produzione e l’approvvigionamento di materie prime.

Preoccupazioni smentite dal direttore del Consorzio di tutela Federico Desimoni evidenziando come siano state nel tempo prese precauzioni, attraverso quorum di maggioranza specifici, che non permetteranno a singole realtà altamente capitalizzate di schiacciare gli acetifici più piccoli.

Coldiretti rincara la dose con i suoi commenti all’operazione nei quali ricorda che il disciplinare comunitario per l’aceto balsamico Igp ammette l’uso di mosti provenienti da tutto il mondo.

A questo punto – al di là della poliemica – due parole andrebbero spese sull’enorme attrattività che hanno le nostre prestigiose eccellenze verso l’estero, prima nel campo del fashion, negli ultimi anni nel campo dell’agroalimentare e su come talvolta non ci sia internamente la capacità o la forza economica di strutturare le aziende in modo da poter seguire i processi di internazionalizzazione necessari ormai in una economia altamente globalizzata.

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